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Racale

Racale è una cittadina di quasi 11.000 abitanti della Provincia di Lecce, distante dal capoluogo circa 54 km e situata a 6 km dal mare Ionio, sul quale si affaccia la località costiera Torre Suda, che ne è frazione. Il suo nome originario era Eraclea, secondo varie teorie antiche. C'è chi narra di un certo Eraclio, fidato liberto dell'imperatore Cesare Augusto, il quale avrebbe contribuito alla nascita del piccolo villaggio di Racale, apponendo come stemma del paese la lupa che allatta i due gemelli Romolo e Remo, molto simile a quello di Roma.

In realtà, questa teoria è confutata dallo stemma originario di Racale, scoperto nel XV secolo a seguito dei lavori di ampliamento e restauro del Convento di Sant'Antonio adiacente alla Chiesa S. Maria la Nova. L'arme originaria del paese venne apposta sotto lo Stemma dell'Ordine dei Francescani, consistente in una lupa in campo aperto, molto simile allo stemma della città di Lecce. Lo stesso stemma è anche presente dal 1408 sulla cornice superiore del campanile della chiesa madre San Giorgio Martire, all'epoca Chiesa di Santa Maria del Paradiso.

Solo nel XVII secolo, accanto alla lupa vennero aggiunti i due gemelli, sia sulla base della statua di San Paolo che nell'affresco che adornava un tempo Porta Terra e che oggi è andato distrutto con essa. L'origine romana, quindi latina, di Racale è anche confutata dall'assenza del suffisso prediale "anum" che hanno alcuni comuni adiacenti come Casarano, Taviano, Melissano, etc., che starebbe ad significare "terra di [Eraclio]".

Secondo un’altra interpretazione, l'antico nome del paese deriva dall'eroe e mito greco Eracle, o Ercole. Pertanto, Eraclea, dal greco Eracleion, testimonierebbe questo legame con la civiltà e la cultura ellenica antica. Secondo tale teoria, Racale sarebbe quindi sorta su un luogo nel quale in età remota era molto sentito il culto in onore di Ercole, e per questo motivo ne ereditò il nome. Non è un caso che nella vicina Ugento, l'immagine del mitologico personaggio era presente su molte monete antiche, testimonianza questa che lascia presagire come le popolazioni autoctone siano entrate in contatto con la cultura della Magna Grecia. Per la sua posizione geografica, Racale dovette fare i conti con le scorrerie di saraceni e pirati provenienti dal mare.

Sotto il periodo Normanno, Racale assunse la forma di una piccola città con pianta quadrangolare, chiusa da tre porte ad arco, a protezione e a tutela dell'integrità fisica della popolazione. Nel corso del tempo, Racale subì anche la violenza immane di catastrofi naturali, come il terribile terremoto del 1743, che distrusse buona parte delle sue ricchezze architettoniche.

Nel Seicento, come molte altra città d'Europa, Racale venne investita dal virus della peste. Per far fronte a questo temibile flagello, la popolazione locale si rivolse a San Sebastiano per averne protezione, Santo chiamato nel locale dialetto “Santu Ciau”. Un atto di fede che viene vissuto e rinnovato ogni anno, nell'ultima domenica di maggio o nella prima di giugno, con una grande ricorrenza religiosa e civile in suo onore.

I primi feudatari a possedere Racale furono i normanni De Tallia, nel XII secolo. Successivamente, per oltre un secolo, il villaggio passò sotto il controllo della nobile famiglia dei Della Marra, anch’essa di origine normanna. Fu poi la volta della famiglia dei Tolomei, alla quale apparteneva anche Pia de' Tolomei, celebrata da Dante nel Canto V del Purgatorio. I Tolomei furono feudatari importanti per Racale in quanto contribuirono ad un lungo periodo di floridezza e di crescita demografica della città. Toccò poi alla famiglia dei Guevara e dei De Franchis, fino agli ultimi feudatari, i baroni Basurto. Una leggenda popolare racconta che, quando giunse San Nicola Pellegrino in terra di Racale, i cittadini non lo riconobbero e lo isolarono, credendo di aver a che fare con un folle straniero. Quando si accorsero, poi, che i loro figli lo adoravano e ascoltavano i suoi insegnamenti religiosi di stampo greco-bizantino, lo cacciarono definitivamente dal paese. Il Santo, in quell'occasione, mentre andava via, voltandosi verso la città impietosa e mentalmente chiusa, esclamò la frase arguta e sibillina “Addio Racale, terra di carote”.

Da quel momento i racalini vennero soprannominati “li pacci”.

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